"non è compito mio".
lo saprete già insomma, che sentirsi dire una frase del genere non è mai bello, soprattutto perchè chi la dice sa che, effettivamente, quello è un suo dovere ma guidato dal malcostume italiano che dice che:
"se 'na cosa non l'ho mai fatta allora non la devo fa' pure se sul contratto mio ce sta scritto che EFFETTIVAMENTE la devo fa'"
ci si ritrova spesso in uno stallo alla messicana in cui i:
"si, lo devi fa'"
e i:
"no, non lo devo fa'"
si scontrano in epici combattimenti monosillabici, schegge di:
"è un mio diritto!!!!"
che vanno ad incrociarsi con proiettili di:
"e chi te lo dice a te che è 'n diritto tuo????"
insomma, la vera merda.
oggi voglio rendervi partecipi della nuova frontiera, il nuovo step, il "no è problema mio", di Mourinhana memoria, 2.0.
per lavoro, consegno nelle scuole di Roma.
non tutte, ovviamente, mica so superman.
ho 21 scuole da rifornire ogni giorno di pane e con orari ben precisi da rispettare.
cosa che faccio anche molto bene tra l'altro.
di queste 21 scuole, 4 in particolare avranno la mia attenzione perchè emblematiche per il tema che testè vado a svolgere.
le scuole in questione hanno in comune l'essere soggetti a custodia, nel senso che un custode provvede alla manutenzione dell'edificio.
altra cosa in comune, hanno delle cuoche che arrivano sempre tardi, ma non di un minuto, de interi quarti d'ora, facendomi calare il poker di bestemmie.
spesso mi trovo costretto a suonare al citofono del custode per evidenti motivi logistici e tempistici e vengo apostrofato sempre allo stesso modo:
"ao a zì... (pausa lunghissima per fare finta di essere stato svegliato dal mio infame squillo alle 7:30 di mattina quando hai tutta la casa accesa come l'albero di Natale che tua nonna ha nel culo)... emmica pòi sonà così... (altra drammatica pausa...) ... ciò er regazzino chedddorme..."
caso strano questo.
in tutte le scuole in cui sei costretto a suonare al custode prima dell'arrivo delle bidelle o dei mortacci loro, c'è sempre un placido ragazzino (il più delle volte di 4/5 mesi) che viene svegliato dall'orco cattivo del pane che diocane vuole solo lavorare con tranquillità.
"si guardi, mi dispiace, ma dovrei consegnare il pane. ho degli orari ben precisi e se la cuoca mi fa ritardo di... (occhio al'orologio)... tre giorni, sarà complicato finire il giro senza che mi sparino alla colonna vertebrale. può aprirmi per piacere?"
"guarda che mica è compito mio!!!1111!!!111!"
e a me cascano le braccia.
sei li, a parlare al citofono, hai il dito a tre centimetri da quel cazzo di pulasante di merda che mi permetterebbe di lavorare come un cristiano normale e a te di fare una buona azione e te ne rimani lì. inebetito dal "non è compito mio".
Dio santo.
non sono un terrorista, non vendo la droga aibbambini, non ho una colt .45 nelle mutande e non sono un romanista.
fammi entrare figlio di puttana.